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Val Di Chiana Senese hotels - About Val Di Chiana Senese Arezzo, Castiglion Fiorentino, Cortona, Foiano della Chiana
Chianciano Terme, Chiusi, Montepulciano, Sinalunga
Castiglione del Lago, Città della Pieve
La Val di Chiana (o Valdichiana) è una valle di origine alluvionale dell'Italia centrale, ricompresa tra le province di Arezzo e di Siena, in Toscana, e tra quelle di Perugia e di Terni, in Umbria.
La Val di Chiana si presenta come un solco vallivo lungo circa 100 km ed esteso per circa 2300 km². La valle si protende da nord verso sud tra la piana di Arezzo e quella di Orvieto e ricomprende il bacino idrografico del Canale Maestro della Chiana, il principale corso d'acqua, e la parte settentrionale del bacino idrografico del fiume Chiani.
Il paesaggio è prevalentemente collinare, con una lunga fascia pianeggiante in prossimità del Canale Maestro. L'altitudine media è di circa 405 m s.l.m..
Anticamente solcata dal fiume Clanis (dal latino "clinus", clinato, in pendenza), antico affluente del Paglia, a sua volta tributario del Tevere, la Val di Chiana è oggi attraversata dai due corsi d'acqua che ne derivano: il Canale Maestro della Chiana e il Chiani. Il primo attraversa gran parte della valle e ripercorre circa i due terzi dell'antico corso del Clanis, ma in direzione opposta, cioè da sud verso nord: il Canale nasce dal Lago di Chiusi, costituisce l'immissario e l'emissario del vicino Lago di Montepulciano e, dopo circa 45 km, si getta sull'Arno in corrispondenza della Chiusa dei Monaci, presso Ponte Buriano, nel comune di Arezzo. Il secondo, invece, percorre il tratto finale dell'antico corso del Clanis e si getta nel Paglia presso Orvieto.
Gli altri corsi d'acqua sono per lo più a regime torrentizio, sovente soggetti a periodi di magra durante l'estate, mentre dalla discreta portata d'acqua negli altri periodi dell'anno. I loro corsi sono brevi e nascono da sorgenti nelle montagne prospicienti per poi gettarsi nei fiumi maggiori.
Il clima della Val di Chiana è tipicamente peninsulare continentale, con estati calde e inverni moderatamente freddi; elevate sono le escursioni termiche diurne nelle giornate con cielo sereno. Primavera e autunno sono di regola miti, talora con periodi di piovosità (specie tra settembre e dicembre). Le precipitazioni nevose sono rare: di solito la neve cade nei mesi di dicembre-gennaio, ma non ricopre la valle che per pochi giorni.
La Val di Chiana si estende sul territorio di 22 comuni delle province di Arezzo e di Siena, in Toscana, nonché di Perugia e di Terni, in Umbria. Si suole distinguere la valle in tre zone: la Val di Chiana aretina, la Val di Chiana senese e la Val di Chiana romana.
Per Val di Chiana aretina si intende il territorio della Provincia di Arezzo situato all'interno dei comuni di:
Trattasi dei Comuni che già prima del 1554 (anno della battaglia di Scannagallo, dopo la quale Firenze occupò l'intera valle) appartenevano alla Signoria fiorentina de' Medici.
Per Val di Chiana senese si intende il territorio della Provincia di Siena situato all'interno dei comuni di:
Trattasi dei Comuni che fino al 1554 appartenevano alla Repubblica di Siena.
Per Val di Chiana romana si intende il territorio di cinque comuni dell'Umbria. Tre sono in provincia di Perugia, ovvero:
Due sono invece in Provincia di Terni:
Per i suddetti comuni si parla tradizionalmente di Val di chiana "romana" e non "umbra", in quanto fino all'unità d'Italia appartenevano allo Stato Pontificio.
Si noti che il territorio, la popolazione e la densità dei Comuni di Arezzo, San Casciano dei Bagni e Tuoro del Trasimeno è riportata per intero nella tabella suddetta, per quanto siano considerati come non del tutto ricompresi in Val di Chiana.
La Val di Chiana presenta buoni collegamenti con il resto dell'Italia.
A livello autostradale è attraversata in lungo dall'Autostrada del Sole (A1) e conta su cinque caselli: "Arezzo", "Monte San Savino", "Val di Chiana" (a Bettolle, nel comune di Sinalunga), "Chiusi-Chianciano Terme" e "Fabro".
A livello ferroviario la Val di Chiana è percorsa in lungo dalla Direttissima Roma ↔ Firenze. Parallela ad essa corre la locale ferrovia che da Arezzo conduce a Chiusi, passando per le stazioni di Castiglion Fiorentino, Terontola-Cortona e Castiglione del Lago. Un altro asse ferroviario collega Arezzo con Siena.
La valle, in seguito a fenomeni geomorfologici, in epoche remote cominciò a sollevarsi nella sua parte mediana e, in seguito al deposito di materiale alluvionale, si trasformò in due spartiacque contropendenti tributarie del Tevere e dell'Arno. Successivamente fenomeni orogenetici e di vulcanismo (specie per la relativa vicinanza del vulcano Amiata, oggi spento) determinarono la deviazione dell'Arno verso ovest. Il bacino fu quindi occupato dal fiume in seguito chiamato dai Romani Clanis, un fiume che si originava dalle montagne prospicienti l'odierna Castiglion Fiorentino per poi confluire nel fiume Paglia, tributario del Tevere, presso Orvieto in Umbria.
Testimonianze di quanto antico sia l'insediamento umano in Val di Chiana derivano da reperti archeologici di epoca preistorica e protostorica. Primo fra tutti rileva il "cranio dell'Olmo", rinvenuto nel 1863 presso l'omonima località del comune di Arezzo e costituente di una calotta cranica appartenuta ad un homo sapiens vissuto nel Pleistocene medio. Ad esso si aggiungono i resti di utensili lavorati rinvenuti sempre nella zona di Arezzo presso i torrenti Castro e Vingone e risalenti al Mesolitico.
Dopo che in epoca villanoviana l'insediamento umano in Val di Chiana subì un sensibile incremento demografico, l'arrivo degli Etruschi mutò notevolmente il panorama della valle. L'area conobbe in effetti un periodo di grande floridezza, grazie ad efficaci tecniche di produzione agricola importate dagli etruschi e ai fiorenti commerci che essi avviarono. L'influenza delle lucumonie di Arezzo, Cortona e Chiusi permise una sistematica coltivazione delle terre chianine a cereali, specie il farro, molto apprezzato dagli etruschi. Inoltre la notevole portata d'acqua del Clanis consentì agli etruschi la sua navigazione con piccole imbarcazioni per il commercio di prodotti alimentari, manufatti e per il semplice transito umano e animale. Gli etruschi attrezzarono una serie di piccoli porti presso le località lambite dal Clanis. Un esempio eloquente è dato da Brolio, oggi frazione di pochi abitanti nel comune di Castiglion Fiorentino, ma all'epoca fiorente località etrusca: nel 1863 furono qui rinvenuti numerosi bronzetti etruschi, votivi e non, risalenti a varie epoche ricomprese tra il VII e il V secolo a.C. e oggi noti con il nome di "Deposito di Brolio".
Lo splendore e l'importanza della Val di Chiana in età etrusca è testimoniato anche dagli numerosi reperti archeologici provenienti dai vari centri chianini, specie dalle antiche lucumonie di Arezzo, Cortona e Chiusi.
Ad Arezzo i resti delle antichissime mura etrusche di Castelsecco (VI-V secolo a.C.) fanno da contorno alle numerose vestigia rinvenute nel tempo. Tra esse rileva soprattutto la celeberrima Chimera (ultimo quarto del IV secolo a.C.), opera bronzea raffigurante l'omonimo animale mitologico e rinvenuta nei pressi della città il 15 novembre 1553, durante la costruzione di alcune fortificazioni medicee. Della stessa epoca è pure un altro bronzo aretino assai noto, la statua di Menrva, dea etrusca della saggezza, della guerra, dell'arte, della scuola e del commercio, corrispondente alla Minerva dei Romani.
A Cortona, come anche in altri luoghi della Val di Chiana aretina, sono stati ritrovati manufatti di gran pregio, come il celebre Lampadario in bronzo (IV secolo a.C.), statuette, vasellame, oggetti di oreficeria e utensili vari. Si tratta per lo più di materiale rinvenuto con la scoperta di necropoli (celebre quella del Sodo, nel comune di Cortona) o di rovine di antichi centri etruschi (come al Melmone di Brolio, in cui sono state riportate alla luce le tracce delle antiche fondamenta di abitazioni).
A Chiusi, oltre ai resti delle mura etrusche, testimoniano l'antico splendore della città le due grandi necropoli site nei pressi del borgo. Una è la necropoli detta appunto "di Chiusi", ove sorgono le celebri tombe "della Scimmia" (fine V secolo a.C.), "del Leone" (IV secolo a.C.) e "della Pellegrina" (IV-II secolo a.C.). L'altra è la necropoli di Poggio Gaiella, nota soprattutto per l'imponente complesso di ipogei collegati tra loro da una fitta rete di cunicoli che si estendono, come un labirinto, per tutti i sotterranei della città vecchia. Scoperti nella prima metà del XIX secolo, tali cunicoli furono in un primo tempo ritenuti dagli archeologi parte integrante della tomba del re etrusco Porsenna: questi, secondo la leggenda, sarebbe sepolto proprio al centro di un grande labirinto, in un sarcofago d'oro, all'interno di un carro trainato da 4 cavalli d'oro e accompagnato da una chioccia con 5000 pulcini, anch'essi d'oro. L'ipotesi ha fatto sì che tutt'oggi i cunicoli siano noti anche come "Labirinto di Porsenna", anche se ormai si concorda che si tratti di un acquedotto etrusco del V secolo a.C..
La sconfitta di Veio ad opera di Roma e la progressiva occupazione dell'Etruria da parte della Repubblica Romana cui fece capo la sconfitta etrusca a Sentino (295 a.C.), permisero ai romani l'ingresso nella stessa Val di Chiana.
La presenza romana in Val di Chiana è documentata fin dal II-I secolo a.C. dai reperti dell'epoca, presenti un po' in tutta la valle. Nel centro di Arezzo, città natale di Gaio Cilnio Mecenate, si trovano i resti di un ampio anfiteatro romano dell'epoca dell'imperatore Adriano (117-138 d.C.). A Brolio sono stati riportati alla luce un genietto votivo e addirittura un tegolone di argilla con impresso il "pesce stilizzato" usato quale segno di riconoscimento in età paleocristiana dai primi adepti del culto di Cristo residenti in Italia.
Inoltre esempi di toponomastica locale enunciano chiaramente la loro origine romana. Si pensi alla località di Castroncello (nel comune di Castiglion Fiorentino), il cui nome deriva chiaramente dal latino castrum, evidenziando la presenza di un accampamento romano. Si considerino pure i due capoluoghi comunali di Lucignano (il cui nome deriva con molta probabilità da un castrum Lucinianum, così chiamato in onore del console Lucio Licinio Lucullo che aveva occupato la zona nel I secolo a.C. durante la guerra tra Silla e Gneo Papirio Carbone) e Marciano della Chiana (derivante dal nome di una gens Marcia, famiglia di rango patrizio ivi possidente di un fundus).
Anche nella Val di Chiana romana la presenza dei romani ha lasciato tracce: Castiglione del Lago fu fondata dai romani con il nome di Novum Clusium (nuova Chiusi), mentre presso la vicina Tuoro fu combattuta la celebre battaglia del Lago Trasimeno (21 giugno 217 a.C.), nella quale i cartaginesi guidati da Annibale inflissero una dura sconfitta all'esercito romano guidato da Gaio Flaminio, nel corso della seconda guerra punica.
Neppure i romani, almeno in un primo tempo, rinunciarono alle risorse della Val di Chiana. Il geografo greco Strabone e gli storici romani Plinio il Vecchio, Tito Livio e Tacito descrissero la Val di Chiana come il "granaio dell'Etruria".
Inoltre la posizione strategica della Val di Chiana, crocevia tra gli importanti centri di Florentia (l'attuale Firenze), Arretium (l'odierna Arezzo), Cortona, Clusium (oggi Chiusi), Urbs Vetus (oggi Orvieto) e la stessa Roma, indussero i romani a farvi passare la via Cassia, realizzata dal console Cassio Longino nel II secolo d.C.
Tuttavia l'avvento dell'impero mutò notevolmente la visione della Val di Chiana presso i centri del potere romano. Le numerose piene del Paglia, affluente del Tevere (sul quale sovente di ripercuotevano, inondando l'Urbe), indussero gli idraulici romani a ritenerne la principale causa il Clanis, fiume dall'eccezionale portata d'acqua, del quale quindi, a loro modo di vedere, occorreva un'ostruzione presso la foce sul Paglia. Essa fu realizzata con l'innalzamento di un muraglione presso Fabro, che in seguito avrebbe preso il nome di "Muro grosso" e che, secondo la tradizione, sarebbe stato innalzato sotto Nerone nel 65 d.c.. L'opera arrecò inevitabili danni alla Val di Chiana: il Clanis infatti, non potendo più scaricare le proprie acque sul Paglia, finì per rompere gli argini, dando luogo in poco tempo ad una sorta di lago. L'acqua, non potendo più defluire, stagnò su vaste aree chianine, che a breve si tramutarono in un malsano acquitrino.
Della Valdichiana quale regione malsana nel Medioevo si sente parlare in diversi documenti scritti dell'epoca.
Le dimensioni della palude divennero notevoli e Leonardo da Vinci, in una mappa da lui realizzata tra il 1502 e il 1503, mostra al centro della Val di Chiana un vasto territorio sommerso dalle acque, circondato da colline sulle quali sorgevano appunto gli abitati. Le acque putride e stagnanti, sovente pericolose per chi doveva attraversarle (si narra che la giovane Santa Margherita da Cortona, attuale patrona della città, durante una fuga notturna con l'amato Arsenio Del Pecora dal paese natale Laviano a Montepulciano, di cui Arsenio era signore, rischiò l'annegamento per via della barca che si era ribaltata) portarono l'arrivo della zanzara anofele e conseguentemente della malaria. Il morbo falcidiò la popolazione locale per secoli, specie nei periodi caldo-umidi. A tal proposito restano celebri le parole di Dante:
Il medesimo autore ricorda le acque stagnanti della Chiana nel verso 23 del XIII canto del Paradiso, dove descrive il lento «mòver della Chiana». Mentre Fazio degli Uberti, nel "Dittamondo", attesta come pure l'idropisia minasse seriamente la salute dei chianini del tempo:
perché l’aire e le Chiane li nemica
I locali centri, messi a dura prova dalla palude, organizzarono per i relativi collegamenti veri e propri porti su quelle acque ricoperte da giuncheti e canneti, come si deduce dagli Statutari Cortonesi del 1325, che deliberavano «tre navi nuove per i porti di Fasciano, di Foiano e di Creti». Si hanno inoltre testimonianze di porti anche a Cignano e Farneta (sempre nel cortonese), a Bettolle (nel comune di Sinalunga) e a Cesa (nel comune di Marciano della Chiana). E pure la toponomastica odierna ricorda il vasto acquitrinio: eloquenti due zone di Castiglion Fiorentino che portano il nome di Rivaio e Spiaggina, mentre nel medesimo comune si trovano la località della Nave e il Melmone, zona della frazione di Brolio. Tra l'altro, proprio a Brolio la palude raggiungeva il punto di massima profondità, 3 metri.
Lo stesso termine "chiana" divenne sinonimo di palude. Scrive Luigi Pulci nel "Morgante":
per boschi, per burron, per mille chiane
La drammatica situazione in cui versava il luogo fu accentuata dalla peste nera, che nel 1348 non risparmiò neppure la Val di Chiana.
Per contro, comunque, i centri sorti già in epoca etrusca, romana e longobarda conobbero una notevole importanza, specie a livello strategico, in una zona che pur sempre rimaneva di interesse per le potenti città di Firenze, Arezzo, Siena e Perugia. La sottomissione di Perugia allo Stato pontificio riavvicinò alle sorti di Roma la parte umbra della valle, che da allora avrebbe preso il nome di Val di Chiana romana. Nella parte toscana, invece, la caduta di Arezzo sotto Firenze fece rimanere solo la città del Giglio e la sua acerrima rivale, Siena, nel tentativo di occupare definitivamente la valle. La svolta si ebbe nel 1544, quando i senesi (che già controllavano le aree oggi ricomprese nella Val di Chiana senese, più la roccaforte di Lucignano), guidati dal fiorentino, ma nemico di Cosimo I de' Medici, Piero Strozzi, irruppero in Val di Chiana, distrussero Foiano e occuparono Castiglion Fiorentino e Marciano. In tutta risposta i fiorentini, guidati dal marchese di Marignano, Gian Giacomo Medici detto il Medeghino, espugnarono Marciano e da qui fecero partire la propria controffensiva vittoriosa nella celebre Battaglia di Scannagallo, presso Marciano della Chiana (2 agosto 1554).
Da quel momento la parte toscana della Val di Chiana entrò definitivamente sotto il dominio fiorentino, dei Medici prima e dei Lorena poi, sotto i quali sorse il Granducato di Toscana.
A lungo il governo fiorentino, consapevole della potenziale ricchezza della Val di Chiana, cercò di bonificare la palude, incaricando tra gli altri eminenti ingegneri quali Galileo Galilei, Evangelista Torricelli e Vincenzo Viviani: ma tutti i tentativi comportarono solo una notevole spesa, senza giungere ad un miglioramento permanente. Simili piani per la verità presentavano un punto in comune: in ciascuno di loro si cercava di contrastare le leggi della natura, ostacolando cioè il normale deflusso delle acque. A tale soluzione i suddetti incaricati erano dovuti ricorrere soprattutto per il divieto, posto dal governo di Firenze, di far defluire le acque chianine nell'Arno, perché - secondo la tesi fiorentina - avrebbero provocato ondate di piena del fiume, allagando la città.
Fu però un ingegnere di eccezionali doti idrauliche, il conte Vittorio Fossombroni, a dimostrare la falsità di simili ipotesi. Incaricato di riprendere i lavori dal Granduca Pietro Leopoldo I di Lorena nel 1788, Fossombroni architettò un sistema relativamente semplice, capace di sortire risultati eccellenti: la "bonifica per colmata". Esso consiste principalmente nel permettere alle acque fluviali di stagnare nelle zone palustri, lasciando sedimentare i detriti alluvionali di cui sono ricche e appunto "colmando" le suddette aree. Depositati i detriti, le acque vengono fatte defluire in canali artificiali. Il deflusso è peraltro facilitato dal fatto che i sedimenti permettono alla piana un progressivo innalzamento, riversando quindi le acque nei bacini fluviali più vicini.
Fu per tale motivo che venne realizzato il Canale Maestro della Chiana, che riprende quasi del tutto l'antico corso d'acqua del remoto Clanis. Le colmate chianine hanno consentito alla Val di Chiana di alzarsi, riversando le acque dei numerosi torrenti che la impantanavano nel Canale, che a sua volta le convoglia nell'Arno. Peraltro tale sistema non ha provocato alcun danno al corso del grande fiume toscano, né alla città di Firenze (l'alluvione del 1966 non fu infatti causata dalle acque provienienti dalla Valdichiana).
La Val di Chiana è oggi ricca di colmate, la più celebre (e imponente) delle quali si trova a Brolio, nel comune di Castiglion Fiorentino.
In effetti nel giro di pochi anni il panorama cambiò completamente. La valle si prosciugò, il terreno tornò fertile e coltivabile, la malaria scomparve e le popolazioni poterono tornare a popolare la piana, sotto lo stimolo dei comuni e del governo fiorentino che, memori della grande ricchezza agricola in epoca etrusca e romana, volevano tornare a quelle grandi rese per soddisfare il fabbisogno alimentare.
Il successo della bonifica per colmate in Val di Chiana fu di grande ispirazione per altri ingegneri, primo tra tutti lo stesso Manetti, che fu in seguito incaricato della bonifica di ampie aree della Maremma.
Le sorti della parte della valle sotto la dominazione papale ebbero esiti analoghi a quelli della parte toscana. La divisione della Val di Chiana in due Stati non aveva certo facilitato le cose, con i due governi intenti sovente ad adottare soluzioni opposte che talora generavano effetti negativi nell'altra parte della valle.
La Campagna d'Italia condotta da Napoleone nel 1796 condusse all'occupazione francese degli Stati pre-unitari, inclusi il Granducato di Toscana e lo Stato pontificio. In Val di Chiana toscana, all'epoca, fervevano i lavori per la bonifica, cosa alla quale i francesi non si opposero. Lo stesso Napoleone rimase fortemente colpito dall'ingegno del Fossombroni, al punto che giunse ad esclamare: «Peccato, un sì grande ministro per un sì piccolo Stato!».
Nel 1799 la Val di Chiana aretina fu al centro del moto anti-francese ribattezzato Viva Maria, che per un breve periodo liberò gli abitati dell'aretino, giungendo perfino a Siena e a Firenze. Il Viva Maria non fu peraltro privo di eccessi: a Monte San Savino, ove risiedeva la più numerosa comunità ebraica chianina, gli ebrei furono scacciati e non avrebbero mai più fatto ritorno. La storia ricorda come i francesi, dopo la vittoria a Marengo (14 giugno 1800), ripresero il controllo dell'Italia fino al 1814.
Con la Restaurazione vennero ricostituiti il Granducato di Toscana e lo Stato pontificio. Sotto entrambi furono ultimati i lavori di bonifica della Val di Chiana. La qualità della vita in quegli anni migliorava progressivamente per gli abitanti della Val di Chiana toscana, che nel frattempo parteciparono al plebiscito con cui, il 15 marzo 1860, la Toscana fu annessa al Regno di Sardegna e successivamente al Regno d'Italia. Il 4 novembre dello stesso anno, un analogo referendum si tenne anche in Umbria: l'esito fu identico a quanto avvenuto in Toscana e da allora anche la Val di Chiana romana legò la sua storia a quella d'Italia.
Gli anni successivi all'Unità d'Italia comportarono un definitivo miglioramento delle condizioni di vita dei chianini. Le terre, tornate fertili, furono intensamente coltivate o dedicate all'allevamento animale, di regola con il metodo della mezzadria. Ciò permise l'afflusso dai centri circostanti di numerosi contadini e la valle si ripopolò nel giro di pochi decenni.
Dopo aver conosciuto un breve periodo di brigantaggio (piuttosto comune nelle campagne italiane del tempo), durante il quale si affermò la fama del locale bandito Gnicche, la Val di Chiana si avviò definitivamente verso la normalità.
Questa fu però sconvolta dal passaggio del fronte bellico durante la Seconda Guerra Mondiale. Ai numerosi militari provenienti dai centri chianini, caduti nelle battaglie cui presero parte le divisioni italiane, e a quelli stranieri morti proprio nei locali scontri a fuoco tra i tedeschi e gli alleati (a Foiano della Chiana e ad Indicatore, presso Arezzo, sorgono tutt'oggi due cimiteri militari dell'esercito britannico), si aggiunsero purtroppo molte vittime civili.
Due giorni dopo, il 29 giugno, i militari tedeschi della divisione "Hermann Göring", stanziati a Civitella in Val di Chiana trucidarono 244 civili. Anche in tal caso l'efferata azione era stata effettuata in risposta all'assassinio di 3 giovani soldati della Wehrmacht, freddati dai partigiani in un'osteria del centro chianino.
Numerose furono inoltre le distruzioni (a Civitella un bombardamento alleato semidistrusse l'antica rocca longobarda in cui si erano rifugiati alcuni tedeschi) che resero assai difficile la ripresa post-bellica.
In effetti a guerra finita quasi tutti i centri della Val di Chiana subirono uno spopolamento di non poco conto, il quale si è arrestato solo con il "boom economico" degli anni '60. Negli anni seguenti la popolazione ha attraversato una fase di notevole incremento demografico.
La bonifica ha dato i suoi frutti e oggi la Val di Chiana è una delle zone agricole più fertili d'Italia. La popolazione locale è dedita in buona percentuale al settore primario (agricoltura, allevamento e attività collegate), condotto mediante aziende agricole, ma anche da parte di coltivatori diretti, possidenti di fondi più o meno estesi.
Seguono in dettaglio le principali attività economiche esercitate in Val di Chiana.
La fiorente agricoltura, grazie al grande sviluppo che dalla bonifica non si è mai fermato, produce oggi elevate rese di cereali (grano, granturco, girasole, orzo), ortaggi (cavolo nero, cavolfiore, bietola toscana, cipolla rossa, lattuga delle quattro stagioni, lattuga di Sant'Anna, pomodoro bistecca, pomodoro cuore di bue, pomodoro a grappolo, zucchina tonda, fagiolo dall'occhio, fagiolo romano) e frutta (specie la mela e la pesca).
Tuttavia una serie di prodotti tipici e rinomati meritano una particolare citazione.
La Val di Chiana è terra di vini pregiati (bianchi e rossi) fin dall'epoca etrusca. Parti della Val di Chiana settentrionale sono ricomprese nelle vie del Chianti, mentre nel resto della valle diffusa è la produzione del Bianco Vergine della Valdichiana, uno dei vini bianchi più apprezzati in Italia e nel mondo. La produzione avviene per lo più a mezzo dei locali viticoltori, i quali, dopo la vendemmia, trasportano la propria uva presso cantine sociali o consorzi.
La salubrità del clima, la ricchezza nutrizionale della terra e il paesaggio tipicamente collinare hanno reso la Val di Chiana patria di ottimi olii d'oliva. Anche in tal caso la produzione avviene per lo più mediante la produzione dei coltivatori diretti, che a raccolta terminata portano la propria resa presso frantoi.
Il principale olio chianino è il Colline di Arezzo, il quale è una varietà del Toscano. Quest'ultimo in sé si fregia dell'IGP (D.M. del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali datato 21 luglio 1998), ma può anche fregiarsi della DOP (reg. n. 694 del 20 marzo 1998) allorché accompagnato dalla menzione geografica aggiuntiva (come appunto "Colline di Arezzo", ma anche altre varianti, ad es. "Colline Senesi", "Montalbano", "Seggiano", "Colline di Firenze", ecc...).
Il Colline di Arezzo è un olio dal colore verde intenso con tonalità tendenti al giallo verdognolo, profumo fruttato intenso e dal sapore piccante e leggermente amaro che con il tempo si attenua, nonché un retrogusto persistente.
La Val di Chiana è terra d'origine della celebre "chianina", razza bovina rinomata (e oggi allevata) praticamente in tutto il mondo. Un tempo utilizzati prevalentemente per il lavoro nei campi, data la notevole stazza fisica (i maschi possono arrivare fino a 180 cm di altezza e a 17 quintali di peso), oggi i bovini di razza chianina sono assai apprezzati per lo più per la loro carne.
Il rinomato miele locale è oggi raramente prodotto da apicoltori professionisti: di regola sono le famiglie residenti nelle aree di campagna a possedere arnie popolate da api, il cui miele viene anche venduto.
Il sopra citato "boom economico" degli anni '60 ha portato alla nascita e allo sviluppo di centri industriali negli abitati della Val di Chiana. Se è vero che, se si eccettua Arezzo, gli altri restano centri preponderantemente agricoli, meritano comunque di menzione le principali tipologie di industrie impiantate. La presenza di una terra fertilissima ha ovviamente stimolato la nascita di industrie alimentari (pastifici, pollifici, confetturifici e un grande zuccherificio, chiuso tuttavia nel 2005 e destinato a diventare una centrale elettrica a biomasse). Sviluppato anche il settore tessile, quello dell'edilizia (negli ultimi anni il ritorno alla campagna ha fortemente condizionato ampie aree della Val di Chiana) e l'oreficeria.
Negli ultimi anni la Val di Chiana sta crescendo notevolmente quanto a presenze turistiche. Se già il turismo coinvolge da tempo Arezzo e gli stessi borghi di Cortona, Chiusi e Montepulciano, l'interesse storico-artistico presentato da molti altri centri locali (non solo capoluoghi di comune) si è spostato anche su nuove mete. Notevole è infatti il recente afflusso turistico a Castiglion Fiorentino, Lucignano, Foiano della Chiana, Monte San Savino (e nel suo comune il celebre castello di Gargonza), San Casciano dei Bagni, Castiglione del Lago, Sinalunga, Trequanda, Torrita di Siena, Città della Pieve e Monteleone d'Orvieto, che si è tradotto in un notevole aumento degli stabilimenti alberghieri. Tra l'altro Castiglion Fiorentino, Lucignano, Montefollonico (nel comune di Torrita di Siena), Montepulciano, Trequanda e Città della Pieve sono state insignite della bandiera arancione dal Touring Club Italiano.
Il turismo si proietta però anche verso la campagna in sé. Numerosi sono così coloro che decidono di passare una o più giornate all'aperto muovendosi a piedi (trekking), a cavallo (ippo-trekking) e in mountain bike. Inevitabile inoltre lo sviluppo degli agriturismi, divenuti numerosissimi in tutta la Val di Chiana. Nelle strutture agrituristiche chianine vengono svolte attività di vario genere: didattiche, sportive, agresti, culturali o ricreative. Il tutto al fine di cogliere quella specificità del territorio (enogastronomia, storia, artigianato, natura, arte, archeologia) che da secoli contraddistingue la Val di Chiana.
La Val di Chiana è terra di antiche tradizioni e nei suoi centri abitati si trovano diverse manifestazioni folkloristiche e rievocazioni storiche, che trovano la partecipazione di buona parte della popolazione. Tra le principali si ricordano:
Arezzo (in parte) Castiglion Fiorentino Civitella in Val di Chiana Cortona Foiano della Chiana Lucignano Marciano della Chiana Monte San Savino
Cetona Chianciano Terme Chiusi Montepulciano San Casciano dei Bagni (in parte) Sarteano Sinalunga Torrita di Siena Trequanda
Castiglione del Lago Città della Pieve Fabro Monteleone d'Orvieto Tuoro sul Trasimeno (in parte)
Source: CIA Factbook, Wikipedia
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